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Infogardening

Siamo non dico proprio alla fine dell'inverno, ma giù di lì, e sembrerebbe quasi fuori tempo massimo il libro di cui sto per parlarvi "Come nutrire gli uccelli selvatici" di Tony Soper. In realtà è un'utilissima guida non solo per nutrire i nostri visitatori alati, ma dà anche istruzioni per la costruzione dei nidi.
E' da non credere quanto assurdi siano i nidi che vendono. Magari elaboratissimi, ma con pareti di spessore così ridotto che neanche il più sprovveduto degli uccelli pensa di utilizzarlo. I nidi artificiali dovrebbero, anzi devono, avere le stesse caratteristiche che offrono i nidi naturali, che spesso sono cavità in tronchi di vecchi alberi morti o moribondi o maltrattati dal tempo, o anfratti di vario tipo. Quindi con cortecce di grosso spessore, in grado di garantire un buon isolamento termico alla covata. E' frustrante acquistare bellissimi nidi che restano deserti!

Tutto un altro discorso per i merli. Sono degli uccelli di una pigrizia indecente, o forse sono solo dei classici merli, cioè dei gran stupidotti. Io ho il mio daffare per farli sloggiare dai primi piani dell'alloro o delle siepi, con grande rabbia della mia gatta, che trova le loro "basse" scelte perfettamente di suo... gusto! Dalla Lella, mia amica e vicina di giardino, fanno addirittura il nido nella cassetta della posta! Ma le sue esperienze "immobiliari" con i volatili sono degne della penna del dott. Herriot. Non sapete chi é? Ne riparleremo (però intanto potete indagare...).

Dovete sapere che la Lella ha un bel giardino con molti vecchi alberi. E ama molto gli animali (una volta amava anche gli oziorrinchi e quando ne vedeva uno, magari sui gradini della veranda, lo prendeva delicatamente tra le dita e lo riportava nell'aiola; fui io la delatrice che li tradì!
Ma ritorniamo alla nostra storia, C'era una volta dunque un picchio che richiamava la sua attenzione col suo continuo picchiettio, appunto. Era là, bello rosso, bianco e nero, che ci dava dentro di gusto sul vecchio ippocastano che fronteggiava la veranda. Bah, si diceva la Lella, non sarà poi così grave, in fin dei conti è un bell'alberone, potrà pure sopportare un buchetto. Tutto quell'indaffaramento per mettere su casa la commuoveva.
Poi, in una nottata di bora spaventosa, udirono un gran fracasso e corsi tutti in giardino videro l'ippocastano schiantato a terra. Come scoprirono l'indomani, l'albero si era spezzato all'altezza del foro del picchio... anzi all'altezza dei fori dei picchi, perché infatti un altro picchio stava mettendo su casa dall'altra parte. Chissà se hanno anche loro brindato con qualche vermetto quando si sono incontrati, come fecero gli operai del traforo del Monte Bianco? Questo non lo sapremo mai, ma quel che abbiamo imparato da questa storia è che anche i picchi hanno un piano regolatore e delle leggi ben precise riguardo all'altezza da terra del loro appartamento!

Picchio rosso

Attenti, dunque. Quando vedete un picchio sul vostro albero, andate subito a controllare dall'altra parte, non si sa mai!

Per tornare al nostro libro "Come nutrire gli uccelli selvatici" (le coordinate le troverete nel Database del Forum), volevo aggiungere che è anche ricco d'illustrazioni per aiutarci a riconoscere i nostri amici pennuti. A questo punto manca solo la possibilità di riconoscere i loro canti e richiami, ma spero proprio che non sia difficile trovare un nastro, una cassetta con le voci degli uccelli presso un qualche negozio di animali. A me ne aveva regalato uno proprio la Lella, era allegato a "Il magico mondo degli uccelli" dell'Istituto Geografico De Agostini (1994).

Mi auguro che con i preziosi consigli di questo libro, riusciate ad attirare numerosi visitatori. Nell'Introduzione, Tony Soper dice:
"Le specie molto rare o i migratori sono sì interessanti, ma il piacere di gran lunga più grande è procurato dagli uccelli che visitano il nostro giardino anno dopo anno, dalla compagnia di un gruppo di individui che ha unito la propria sorte alla nostra ed è diventato un ospite fisso. E' una gioia dare il benvenuto alle rondini e agli estivi balestrucci, ma il pettirosso che si nutre dalla mano dell'uomo e che canta durante l'inverno ci procura un profondissimo senso di comunione e di reciproca affezione".



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