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II risveglio dell'inverno
“Il giardino comincia dall'inverno", ci disse un giorno Paul Templeton, docente di Planting Design (Composizione Vegetale) alla scuola di paesaggismo. La nostra comprensibile curiosità , fu di lì a poco soddisfatta quando, col suo forte accento scozzese, aggiunse: "Quando immaginate una bordura, provate a dimenticare maggio e giugno. Pensate a gennaio e febbraio. Un giardino bello d'inverno, con il passare della stagione può diventare very beautiful, bellissimo". Ebbi numerose occasioni per apprezzare quanto importante fosse l'osservazione del mio insegnante, e ancora oggi, nella stagione fredda, ritorno spesso a visitare giardini semideserti per trame ispirazione nella mia professione di paesaggista. C'è una prima ragione molto semplice per la quale al giardino invernale dovrebbe essere data più considerazione: nella maggior parte delle regioni europee è, di fatto, la stagione più lunga dal punto di vista biologico. Se infatti dimentichiamo per un momento il calendario astronomico e osserviamo cosa succede in natura scopriamo che, con le dovute eccezioni, la fase di riposo vegetativo delle piante dura quasi quattro mesi. E' pertanto un vero peccato rinunciare alle notevoli opportunità che può offrire il nostro giardino durante un periodo che occupa un buon terzo dell'anno. ![]() Vorrei cercare quindi di dimostrare come tali inclinazioni non neghino di fatto la possibilità di avere un giardino pieno di interesse anche d'inverno. La prima operazione, quando ci apprestiamo a creare o a risistemare un'area verde, dovrebbe essere quella di chiederci: come ci apparirà il giardino nel suo momento meno glorioso, quando sarà spogliato della lussureggiante vegetazione estiva e le fioriture multicolori saranno ormai un ricordo? La vera stoffa di un giardino si vede nella sua nudità. Quanti sono i giardini in grado di superare questa prova a pieni voti ? Devo ammettere che non ne ho visti moltissimi. Una delle soluzioni più comuni è quella di associare alle erbacee e agli arbusti dalla fioritura primaverile o estiva, macchie di bulbose a fioritura precoce, bucaneve, aconiti d'inverno , scille, ciclamini, narcisi, piccole iris, anemoni. Gradite spruzzate di colore che, vivacizzando le giornate dei grandi freddi, riscaldano il cuore e alleviano la nostalgia della bella stagione. Un approccio di questo tipo può dare buoni risultati e sarà particolarmente efficace da metà inverno fino all'approssimarsi della primavera e oltre. L'effetto può essere tuttavia largamente migliorato se inquadrato in una strategia più ampia. Nel tempo mi sono convinto che il piuttosto diffuso cliché del "giardino-tavolozza" è decisamente inadeguato ed è forse il sintomo (o al contrario, la causa) di ciò che si vede spesso in molti giardini: aree traboccanti di colore d'estate seguite da sconsolate strisce di terra spoglia sei mesi più tardi. E' uno stereotipo che assegna agli aspetti cromatici (soprattutto quelli dei fiori) un primato quasi assoluto, di cui lo squilibrio stagionale appena descritto è l'inevitabile conseguenza; inoltre impone all'arte paesaggistica una limitante e appiattita impostazione bidimensionale. Il giardino è da guardarsi invece come una scultura (multicolore) vivente, una creazione tridimensionale in continua evoluzione dove l'equilibrio fra struttura, forma, e tessitura gioca un ruolo determinante, e in cui il colore ha un puro valore, innegabilmente importante, di complemento. Personalmente mi trovo in totale accordo con il paesaggista olandese Dick Beijer il quale, a sottolineare l'importanza delle qualità architettoniche e scultoree del giardino, sostiene che "Se non è bello in bianco e nero, il colore non sarà di grande aiuto". Un mese fa partecipai ad una conferenza sul tema dell'autunno tenuta da Timothy Walker, Horti Praefectus (è l'altisonante titolo assegnato storicamente al Curatore di un orto botanico universitario) dei Giardini Botanici di Oxford. Mr Walker, grande mattacchione e consumato affabulatore esordì, tanto per riscaldare l'ambiente, annunciandoci che ... "l'autunno è uno stato della mente". Silenzio in sala. Il sorriso sornione del conferenziere si fece largo tra il comprensibile smarrimento del pubblico, sembrando dirci "però suona bene, vero? ". Archiviata la battuta seguì una delle più interessanti e colorite lezioni di giardinaggio a cui abbia avuto l'occasione di assistere. "Uno stato della mente" ... una semplice boutade, forse. Ma perché non proviamo ad applicare l'idea di Walker al giardino d'inverno? Scopriremo che quelle parole nascondono in realtà un fondo di vero. Mi spiegherò prendendola un po' alla lontana. Nella Sinfonia degli Addii di Haydn , ogni orchestrale, uno alla volta, eseguita l'ultima nota, spegne una candela e si allontana in silenzio. Con l'orchestra ridotta all'essenza, l'ultimo movimento si conclude lasciando il finale della sinfonia al dialogo tra i due violini. Un giardino pensato anche per l’inverno rivela la sua personalità gradualmente, in punta di piedi. Con l'approssimarsi dell'inverno, spogliato di ogni esuberanza estiva, il giardino lascia progressivamente spazio ad un'atmosfera più sobria e discreta. Le fioriture si sono da tempo diradate, le perenni e le annuali sono ormai uscite di scena e le ultime foglie strappate dal vento se ne vanno lasciando il giardino a se stesso ... un po' come nella sinfonia di Haydn. Ma cosa rimane ? Se analizziamo una bordura mista, alla fine della stagione, assieme al fogliame dei sempreverdi e ai rami spogli degli arbusti decidui, rimangono essenzialmente i fusti delle erbacee perenni e delle annuali più coriacee, ridotte ormai a pure silhouettes. Il bravo giardiniere, armato di cesoie, rimuoverà diligentemente i generosi prodotti di un'estate feconda e ripulirà per bene le bordure.... Errore ! E' proprio qui che possiamo chiamare in causa le parole del curatore dell'orto botanico. Il primo passo per godere di un bel giardino invernale è, semplicemente, quello di guardare le sue componenti con altri occhi, assumendo, per dirla con Walker, un nuovo atteggiamento mentale. Questo è solo un punto di partenza, ma stiamo già compiendo una piccola rivoluzione.
Chi sospetterebbe mai che questa incantevole bordura fotografata a tarda estate sia ancora ricca di interesse in una fredda giornata di gennaio? Oppure l'immagine catturata sotto Natale nei leggendari giardini di Wisley, sede della Royal Horticultural Society? O ancora la foto scattata qualche giorno più tardi nei giardini botanici legati ad un'altra storica università, quella di Cambridge? Esempi come questi ci invitano a scoprire le affascinanti qualità grafiche e scultoree di molte piante nel loro abito invernale. Tali aspetti diventano ancora più importanti in questa stagione poiché, al contrario di quanto avviene in estate, la luce radente che caratterizza questo periodo dell'anno è particolarmente efficace nell'enfatizzare le forme, creando interessanti effetti chiaroscurali. Tra i generi che presentano silhouettes gradevoli anche d'inverno possiamo citare aster, achillee, eryngium, acanthus, sedum, helenium, coreopsis, phoeniculum e le dinamiche graminacee dai delicati pennacchi come Stipa, Pennisetum, Miscanthus, Cortaderia. Queste ultime in particolare, sollecitate dai frizzanti venti della stagione, infondono alle bordure grande vitalità dimostrando che l'idea dell'inverno pensato come stagione dove nulla accade è ben lontana dalla realtà. Per sottolineare l'importanza delle qualità estetiche delle piante erbacee nella loro veste invernale l'olandese Piet Oudolf, uno dei più attivi paesaggisti stranieri in Inghilterra, ha detto scherzando, ma non troppo, che "non vale la pena coltivare una pianta se non è bella quando è morta". Il Giardino come metafora della vita: assegnare alla pianta, ridotta all'essenza della sua forma inerte, il difficile compito di "sembrare viva" quando la natura "sembra non vivere", diventa un atto di ottimismo e fiducia in quella trasformazione che lascia una traccia preziosa anche dopo la vita. C'è inoltre un risvolto molto utile: la conservazione dei fusti di certe erbacee durante l'inverno ha il benefico effetto di offrire un riparo a molte specie di uccelli. Non solo questi beneficeranno del nutrimento contenuto nei semi ma troveranno una moltitudine di insetti in cerca di un luogo protetto. Selezionando soggetti erbacei adatti a contribuire alla bellezza della bordura anche nella loro forma inerte, non dobbiamo tuttavia escludere altre piante solo perché la loro veste invernale non è all'altezza di quella primaverile ed estiva. Anzi! Questo categoria di piante sarà molto utile nel creare un ideale complemento a quelle con qualità scultoree più marcate. Si tratterà di specie dalle fioriture piuttosto vistose (rose, peonie, delphinium, nepete, papaveri, lupini, iris, gerani rustici ecc.) dove il contributo cromatico è molto forte e il cui ruolo ornamentale verrà assunto nelle stagioni fredde e all'inizio della primavera dalle bulbose. Una volta identificate le specie adatte componiamole all'interno di un'intelaiatura di arbusti sempreverdi, quali hebe, viburni, rosmarini, artemisie, phormium, yucche, skimmie, santoline, evonimi, e di perenni non decidue quali euphorbie, ellebori , epimedium, pachisandre, bergenie. Sfruttiamo inoltre le inattese virtù tardive di arbusti decidui come le potentille dai begli steli color rame, le perovskie dalle leggere trame argentee, i cornioli, i salici, certi rovi ornamentali e molti aceri giapponesi dai rami coloratissimi o le ortensie dalle belle infiorescenze secche. Ma in generale dovrebbero essere considerati tutti i soggetti la cui trama di rami spogli disegni un gradevole gioco di linee su uno sfondo contrastante. Gradevolissimi anche nel loro habitus invernale, pensiamo ad esempio ai rami elegantemente arcuati di certi berberis e di certe spiree, a quelli perfettamente orizzontali di Viburnum plicatum o di Cornus controversa, e su scala più grande, quelli svettanti del pioppo cipressino. Scegliendo delle piante che offrono elementi decorativi anche nel loro stato di riposo o in quello "decaduto", prolungheremo la vita del giardino fino alla primavera successiva. Come scegliere? ![]() Osserviamo con attenzione cosa succede alle nostre perenni e alle nostre annuali quando si avvicinano alla fine del loro ciclo stagionale. Cerchiamo di scoprire quali sono i caratteri che ci potranno tornare utili più tardi. Le candidate ideali, saranno le piante con uno scheletro parzialmente lignificato e i cui fiori o frutti, oltre ad avere delle intrinseche qualità scultoree e grafiche, presentino una certa densità di massa (Achillee, Sedum, Eupatorium) o siano povere d'acqua e di consistenza quasi cartacea (Eryngium, Acanthus) o filamentosa (molte graminacee) e che pertanto meglio sopportano l'effetto delle intemperie. Con i sempreverdi la scelta è relativamente facile in quanto, fioritura a parte, la veste invernale non differisce significativamente dalle altre stagioni. A seconda delle preferenze e delle esigenze specifiche si sceglieranno le dimensioni, il tipo di portamento, il fogliame e tipo di fioritura, non dimenticando, naturalmente, le esigenze colturali. Per quanto riguarda invece arbusti ed erbacee a foglia caduca, oltre ai criteri validi per i sempreverdi andranno valutati altri parametri. Per gli arbusti è importante osservare quegli aspetti che durante la fase vegetative sono meno visibili, in particolare il colore della corteccia. Va notato che in molte di queste piante sono solo i rami giovani che presentano la colorazione. Dopo non più di due stagioni il processo di lignificazione dei tessuti imbrunirà la corteccia rendendola molto meno interessante. Il problema è brillantemente risolto potando regolarmente la pianta alla base quando le gemme iniziano a dare i primissimi segni di vitalità annunciando l'inizio della primavera. Tutti i nuovi getti saranno coloratissimi e quando, alla fine della stagione, la pianta perderà il fogliame, potrà finalmente svelare queste doti nascoste ed esibirle durante tutto l’inverno, fino alla prossima potatura. I due generi che vengono più frequentemente usati per questo effetto sono Cornus (il corniolo, nelle sue numerose varietà) e Salix (i salici, anch'essi caratterizzati da una vasta scelta di cultivar). I nuovi rami di queste piante possono arrivare anche ad un metro e più in una sola stagione. Sono particolarmente belle se associate a delle bulbose a fioritura precoce. ![]() Nella foto qui sopra, ad esempio, si può osservare il felice accostamento cromatico tra gli steli verde oliva di Cornus stolonifera 'Flaviramea' ed Iris reticulata alla fine di febbraio. L'associazione di bulbose invernali ad arbusti o a perenni a foglia caduca presenta inoltre il grande vantaggio, una volta che la pianta ricomincia ad emettere il fogliame, di mascherare le foglie avvizzite delle bulbose e di evitare il tedioso compito di doverle ripulire. Ricordiamolo infatti che le foglie di tutte le bulbose devono essere lasciate in sede per circa 6 settimane dopo la fioritura. In tal modo il bulbo potrà ripristinare le scorte energetiche che gli consentiranno di rifiorire la stagione successiva. Nascoste sotto la chioma dell'arbusto le foglie andranno poi incontro ad un naturale processo di decadimento che passerà del tutto inosservato. Per inciso, la soluzione qui descritta dimostra che spesso problemi estetici e di manutenzione possono essere elegantemente risolti in fase progettuale. Un'altra bella idea che impiega bulbose e perenni dalla fioritura precoce associate a piante dalla bella corteccia è rappresentata da bucaneve, seguiti da Pulmonaria 'Sissinghurst White' (dal fiore bianco) piantati ai piedi di Betula utilis var. Jaquemontii. Questa particolare betulla vanta una corteccia bianchissima e si presta molto bene a questa composizione monocromatica di grande semplicità ed eleganza. Oltre alle specie già menzionate, particolarmente attraenti sono i tronchi e i rami di Acer griseum , del nocciolo contorto (Corylus avellana 'Contorta') dai rami spiralati, di Arbutus x andrachnoides dalla corteccia ramata e strettamente imparentato con il corbezzolo, dell’Euonymus alatus dai rami con alette suberose, di molte betulle ed eucalipti; ma forse pochi superano l'eleganza e la lucentezza del tronco color mogano di Prunus serrula, grazioso anche in primavera con i suoi piccoli fiori bianchi e con un bel fogliame giallo in autunno. Ma anche in questo caso l'associazione con altre specie non fa altro che aumentare sinergicamente l'effetto dei singoli individui. Per apportare una nota di allegria alle fredde giornate invernali preziosissimi sono anche tutti gli arbusti e gli alberi da bacca (sia decidui che sempreverdi) e anche qui la scelta è notevole: Callicarpa, Skimmia, Pyracantha, i numerosi Cotoneaster , il pungitopo, Pernettya, Gaultheria, molte rose botaniche, i sorbi, i meli ornamentali. E' importante assicurarsi che le specie scelte siano in grado di produrre le bacche autonomamente (nel singolo esemplare ermafrodita). Se al contrario i due sessi sono separati (come nel pungitopo, nell’agrifolio o in Skimmia ad esempio) e portati da due piante diverse, sarà necessario piantare almeno un esemplare maschio assieme ai cespugli femmina. Ma in generale, per le piante da bacca è sempre comunque buona norma piantare più esemplari in modo da favorire l'impollinazione incrociata che migliorerà il processo di fruttificazione. Nostalgia delle fioriture estive?.. .Eppure la gamma di specie che fioriscono proprio d'inverno è sorprendente e l'allegria che portano queste piante è incomparabile. Ricordiamo le molte varietà di Chaenomeles, dai fiori rossi, rosa, arancioni e perfino bianchi portati sui rami nudi, ideale da coltivare contro un muro come rampicante; Prunus subhirtella 'Autumnalis' (un nome un po' fuorviante) un piccolo albero dai fiori bianchi che fiorisce con tipica intermittenza da novembre fino all'inizio della primavera; moltissimi tra i rododendri e tra le camelie fioriscono in inverno. Un numero considerevole di specie a fioritura invernale hanno l'ulteriore pregio di essere anche profumate. Vediamo alcuni esempi che non dovrebbero mancare nei nostri giardini. Il nespolo giapponese (Eriobotrya japonica) dalle splendide foglie sempreverdi e dai fragrantissimi fiori bianchi che durano da novembre fino ad aprile; il calicanto d'inverno (Chimonanthus praecox) con i traslucidi fiori gialli dal seducente profumo che ricorda un po' la violetta, una delle note più belle nel giardino di gennaio; Mahonia x media, nei suoi numerosi cultivar, dall'elegante fogliame sempreverde e dalle spighe gialle profumatissime per tutto l'inverno; Daphne odora 'Aureomarginata', sempreverde dall'incantevole profumo fruttato; Lonicera fragrantissima, un inaspettato caprifoglio invernale; Edgeworthia chrysantha dalla fioritura lunghissima il cui aroma ricorda i chiodi di garofano; Sarcococca confusa, detta bosso di Natale, ottimo sempreverde per zone d'ombra dai fiorellini bianchi molto profumati; le numerose varietà di Hamamelis dagli eleganti fiori nastriformi gialli o arancio, delicatamente profumati e preceduti da un vivace colore autunnale del fogliame; ed infine moltissimi viburni decidui tra cui ricordo l'inebriante Vibunum bodnantense 'Dawn', dai piccoli fiori rosa. Una breve nota sulle piante profumate d'inverno. E' veramente un peccato relegarle in fondo al giardino. II rigore della stagione o un prato pesante di pioggia tendono spesso a scoraggiare la visita alle aree più distanti dalla casa. Piante così preziose dovrebbero essere messe vicine ad un ingresso, ad un cancello, ad un vialetto d'accesso e in prossimità delle aree che vengono abitualmente percorse durante la giornata. In tal modo, l'incontro con la pianta sarà una piacevole esperienza sensoriale ogni qualvolta, casualmente, le si passa vicino. Naturalmente nell'associare le piante sarà sempre buona norma seguire le regole delle composizione (vedi ROSAE, numeri precedenti) dove contrasto, variazione e ripetizione di forma, tessitura e colore dovrebbero essere sempre tenuti presenti. Va sottolineato inoltre che mirare ad ottenere un'equa distribuzione di sempreverdi e decidui è un’ulteriore garanzia per produrre un effetto armonioso. Si intuisce facilmente che i sempreverdi sono i soggetti che forniscono il maggior contributo in termini di densità ottica durante l'inverno, al contrario dei decidui, che, per mezzo delle loro trame rarefatte, agiranno da delicato contrappunto. La regola generale per non appesantire eccessivamente la composizione è che i sempreverdi non dovrebbero mai superare il 40%-50% del volume complessivo e non dovrebbero essere ammassati tra loro ma alternati omogeneamente alle piante caduche in gruppi di una certa consistenza. Se necessario le regole vanno ignorate senza esitazione: in un'area di dimensioni ridotte un uso di soli sempreverdi è più che lecito, soprattutto vicino alla casa dove sono sempre in vista . Ma esiste un altro aspetto essenziale per prolungare l'interesse del giardino oltre le fioriture e in realtà avrei dovuto parlarne fin dall'inizio, in quanto dovrebbe essere la prima preoccupazione di tutti i creatori di giardini. Abbiamo parlato di forma all'interno della pianta e di quella all'interno di una bordura, ma vorrei ora sottolineare che la forma più importante è quella che deriva dall'architettura complessiva del giardino. E' infatti il modo in cui viene definito lo spazio in un'area verde che ne farà un luogo esteticamente gradevole e funzionalmente godibile o meno. In inverno infatti le linee e le forme generali del giardino sono percepibili immediatamente e i punti deboli, mascherati in estate dalla profusione delle fioriture e del fogliame, verranno inesorabilmente rivelati. Va detto che l'impostazione di una forma convincente sia esteticamente che funzionalmente dovrebbe essere studiata a tavolino, con carta, matita e righello molto prima di visitare il vivaio. Spesso un giardino non soddisfacente è il risultato dell'accumularsi nel tempo di errori dovuti alla mancanza di una pianificazione generale. Fatta questa premessa va detto che si possono operare interventi soddisfacenti anche in giardini di una certa maturità. Spessissimo le soluzioni meno elaborate sono quelle che funzionano meglio. La scelta di forme semplici, come quelle circolari o quadrate/rettangolari per un prato o un'area pavimentata ad esempio, non solo assicura ottimi risultati estetici, ma implica una più semplice realizzazione del progetto e una manutenzione più agevole, con notevole risparmio di tempo e danaro. Una volta effettuata l'impostazione delle aree principali è poi estremamente importante bilanciare la relazione spaziale tra i volumi ed i vuoti: i primi sono dati dalle aree piantumate e dagli elementi strutturali (pergole, gazebi, forme topiarie, statue, sculture ecc.); i vuoti sono invece rappresentati dalle aree rimanenti, quelle cioè definite e delimitate dai volumi stessi e cioè i tappeti erbosi, le aree pavimentate e le distese d'acqua. Come detto, d'estate l'abbondante vegetazione e la distrazione delle fioriture tendono spesso a mascherare le qualità architettoniche di un giardino. E' durante le stagioni più fredde, quando l'azione cosmetica viene meno, che la verità viene rivelata. L'idea è ben illustrata dalle eleganti geometrie dell'orto botanico di Padova, ed è un chiaro esempio di quanto un giardino con una buona ossatura possa essere bello anche in una fredda giornata di gennaio. ![]() L'incanto di un bel giardino, un giardino ben pensato, trascende i limiti imposti dal calendario, e può essere effettivamente bello ogni giorno dell'anno. Un buon impianto di sempreverdi associato alla riscoperta dei caratteri meno vistosi delle piante a fioritura estiva e integrato da una selezione di bulbose precoci farà scoprire opportunità insospettate. Non più lunghe attese vicino al caminetto in attesa dei primi tepori. Fa freddo, ma la sinfonia continua.
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